MIO ESSERE IGNOTO
Io mi domando spesso: chi sono ioquesto straniero,
e temo.
Mi sento così buio,
estraneo
e cieco.
Nell’ombra dell’anima gioca una rete di colori.
Sono giunto da un bivio
o dalla tundra, dalle steppe?
Presagisco forse, quando il petto oscilla,
qualcosa di terribilmente bello;
ma non posso dire
chi sono, come e perché,
né da dove,
però mi meraviglio.
Come passerò sulla luna,
poi dalla luna al sole,
poi alle stelle più lontane?
Io sono quel ponte,
ma pure la notte più fonda
su di me,
mistero.
Posso conoscere teoremi,
però mai risolverò
i problemi di me stesso.
Dal mondo qualcosa mi scinde,
eppure, sono forza cieca,
strana e unica;
questo segreto punto interrogativo,
ma fonte delle delizie più profonde,
pudico di silenzio.
Io non scoppierò
come una bolla multicolore;
ma temo d’essere la freccia
che la corda scoccherà
per farla volare nello spazio.
Quel segno ardente.
(Tin Ujevic - 1935)


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